Orizzonte biotecnologie

Pubblicato dall'OCSE il rapporto sull'impatto delle biotecnologie nel 2030


di Valeria Aiello

Entro il 2030 le biotecnologie contribuiranno a costituire fino al 2,7% del PIL dei Paesi industrializzati, e anche di più nei paesi in via di sviluppo.

A delineare questo scenario mondiale é il nuovo rapporto dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), "The Bioeconomy to 2030: designing a policy agenda", in cui si analizza lo sviluppo delle biotecnologie nei prossimi vent' anni e gli effetti al 2015.

Attualmente, nei paesi OCSE la biotecnologia rappresenta appena dell'1% del PIL, a causa di difficoltà tecnologiche, questioni normative, mancanza di investimenti, accettazione sociale e strutture del mercato.

Oggi le biotecnologie sono maggiormente impiegate nel settore dell'agricoltura e della sanità, nonchè in certe industrie, anche se molte altre applicazioni, come la medicina rigenerativa, sono ancora allo stadio di sviluppo iniziale.

L'attuale impiego nel settore primario é finalizzato allo sviluppo di nuove varietà con caratteristiche migliorate, allo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici e terapeutici per il trattamento e la prevenzione delle malattie, allo sviluppo di tecniche di propagazione avanzata per piante ed animali; ma già partire dal 2015, le applicazioni potrebbero essere maggiori, in risposta a nuove esigenze.

A guidare la trasformazione incideranno diversi fattori: crescita della popolazione mondiale e del reddito procapite, specie nei Paesi in via di sviluppo, destinati a divenire anche i principali mercati per le produzioni primarie. A queste va aggiunta la crescita della domanda di carburanti, con una probabile potenziale crescita del biofuel.

Gli autori della relazione prevedono che entro il 2015 circa la metà della produzione mondiale delle più importanti coltivazioni alimentari e di mangime saranno probabilmente derivanti da specie vegetali sviluppate attraverso la biotecnologia.

Questo trend continuerà nel futuro: le qualità dei nuovi prodotti e le caratteristiche di resistenza allo stress verranno utilizzate anche in selvicoltura, sia migliorare la resistenza agli infestanti e la velocità di crescita, che per ridurre il contenuto di lignina di alcune varietà alberi e rendere queste specie più idonee alla produzione di biocarburanti.

Inoltre, a seguito dell'invecchiamento della popolazione, in Cina ma soprattutto nei Paesi OCSE, crescerà la domanda di farmaci contro le malattie croniche e neurodegenerative. Si stima che entro il 2015 praticamente ogni nuovo farmaco sarà un prodotto biotech.

Il settore della farmacogenetica (che guarda a come i geni di un individuo agiscono in risposta a determinati farmaci) influirà sulla progettazione di trial clinici e sulle modalità di prescrizione dei farmaci.

Nell'industria chimica il valore delle sostanze biochimiche potrebbe raggiungere tra il 12 e il 20% della produzione chimica complessiva (rispetto all'1,8% nel 2005).

Secondo l'OCSE, entro il 2030 la domanda di biotecnologia sarà cresciuta, visto l'aumento delle entrate (soprattutto nei Paesi in via di sviluppo). Ciò innalzerà la domanda di prodotti sanitari, agricoli, forestali e ittici.

Contemporaneamente i cambiamenti climatici potrebbero accentuare molti problemi ambientali, condizionando l'uso del suolo, la produzione alimentare e la salute. Il report esorta a prendere in considerazione il biotech come possibile contributo alla risoluzione dei problemi che ci si troverà ad affrontare nel 2030.

The Bioeconomy to 2030: Designing a policy agenda

"Nel 2030 la bioeconomia coinvolgerà probabilmente tre elementi: conoscenza avanzata dei geni e dei processi cellulari complessi, biomassa rinnovabile e integrazione delle applicazioni biotecnologiche nei vari settori."

Se la biotecnologia potrà rappresentare il 2,7% del PIL nei paesi OCSE, sarà soprattutto grazie all'impiego delle biotecnologie nei settori agricolo, industriale, e sanitario.

Se questo dato si mostrerà più alto nei Paesi in via di sviluppo, sarà il risultato della loro economia, basata più marcatamente sull'agricoltura e sull'industria.

Il completo potenziale della bioeconomia non si svilupperà automaticamente, conclude il rapporto, ma dipenderà da una serie di fattori.

Per sfruttare in pieno i benefici della bioeconomia saranno necessarie delle politiche finalizzate e mirate. Ciò richiederà una leadership, soprattutto da parte dei governi, ma anche da ditte affermate, per stabilire obiettivi per l'applicazione delle biotecnologie nella produzione primaria, nell'industria e nella sanità, la creazione delle condizioni strutturali necessarie per il raggiungimento degli obiettivi, come gli accordi regionali e internazionali, e lo sviluppo di meccanismi per assicurare che le politiche possano facilmente adattarsi a tutte queste nuove opportunità.

(Fonte: The Bioeconomy to 2030: designing a policy agenda, 11 Giugno 2009)