Posted by Valeria Aiello on December, 05th 2009 - in Our Health
Quest'anno Telethon apre a tutti gli utenti della rete la possibilità di essere dei veri e propri web runner, di "correre" tutti insieme la prima maratona digitale della storia. Non solo facendo una donazione, ma soprattutto promuovendo la causa di Telethon sul proprio sito o social network, attraverso il Widget della donazione virale e i Banner della campagna.
Telethon da 20 anni sostiene la ricerca sulla distrofia muscolare e le altre malattie genetiche.
Le attività di ricerca finanziate dalla fondazione di ricerca biomedica comprendono la ricerca esterna, svolta da ricercatori che operano in istituti pubblici e privati non profit in Italia e la ricerca interna, svolta negli istituti Telethon.
Se si possiede un sito o un blog, si può diventare uno dei sostenitori del progetto Maratona Web di Telethon, inserendo il widget, il numeratore web personale, un vero e proprio strumento collaborativo di raccolta fondi online. Oltre al widget per la donazione, si può sostenere la prima Maratona Web della storia, inserendo i Banner della campagna web, che per l'occasione, indossano la sciarpa rossa del ventennale.
Se non lo hai ancora fatto, dona ora, partecipa anche tu alla prima maratona web per la ricerca.
Le Navi dei Veleni
Posted by Valeria Aiello on October, 30th 2009 - in Our Health
L'Italia è un Paese di misteri, alcuni sotterrati, altri nascosti tra pagine processuali che in pochi hanno letto. Anche il mare custodisce i suoi segreti, sono navi fantasma, navi adagiate sui fondali marini, che però qualche volta "ritornano a galla".
Sono le cosiddette navi a perdere volutamente affondate nei mari che colano a picco con tutto il loro carico tossico e radioattivo, portando sui fondali risposte che da anni in molti chiedono.
Le molteplici implicazioni, ambiente, salute, rifiuti e affari, si inseriscono in un quadro di interessi personali e collettivi e che vedono coinvolti anche quelli della criminalità organizzata.
Dalle inchieste svolte le navi sommerse sono più di 30, affondate, sparite, naufragate e scomparse negli ultimi 20 anni.
E' il caso della motonave Riegel, partita da La Spezia e diretta a Cipro con ufficialmente un carico di macchinari in disuso, e affondata in circostanze misteriose il 21 Settembre 1987 a largo dello coste joniche della Calabria di fronte Capo Spartivento.
Un'inchiesta della Magistratura di La Spezia che riguardava la truffa alle assicurazioni mise in evidenza che il carico effettivamente trasportato della Riegel era diverso da quello denunciato e che tutto il viaggio era stato organizzato in funzione dell'affondamento della nave. L'inchiesta si concluse con la condanna precisa di tre spedizionieri e il capitano della nave per naufragio doloso e truffa nei confronti delle compagnie assicuratrici.
Oltre alla verità giudiziaria accertata si aggiunge un'altra ipotesi da parte della Procura di Reggio Calabria, che indaga su alcuni affondamenti sospetti di navi nel Mediterraneo: molti dei containers caricati sulla Riegel sarebbero stati pieni di cemento e polvere di marmo, utilizzati per mascherare e assorbire la radioattività.
Successivamente in un' Informativa indirizzata al sostituto Procuratore di Reggio Calabria Francesco Neri, da parte del Comandante del Corpo Forestale di Brescia, Colonnello Marini, impegnato su indagini sui crimini ecologici a livello nazionale, si legge che oltre ai blocchi di cemento e marmo trasportati dalla Riegel, nel carico ci sarebbe stato anche del torio, un metallo utilizzato come combustibile dei reattori nucleari e che quindi come scoria é molto radioattivo.
E' per sbarazzarsi di spazzatura radioattiva che la Riegel è stata affondata?
Per cercare di ricostruire la rotta e il punto di naufragio, nel pool della Procura di Reggio Calabria opera il Capitano di Corvetta Natale De Grazia. Il Capitano però nel dicembre 1995 muore in circostanze misteriose durante un viaggio verso il Porto di La Spezia, dove era diretto per delle verifiche e alcuni interrogatori.
La Riegel non è l'unica nave dei misteri, ve ne sono tante altre che sembrano avere tutte le stesse caratteristiche: affondate tutte nel Mediterraneo in circostanze ritenute poco chiare e sempre in punti di grande profondità da cui era difficile recuperare il relitto; portavano carichi particolarmente pericolosi o comunque c'é il sospetto che lo facessero, ed erano navi abbastanza vecchie.
Nel maggio 1979 al largo delle coste di Locri affonda la motonave ASO con il suo carico di 900 tonnellate di solfato di ammonio; nel giugno del 1982 affonda la motonave Barbara affonda nei pressi dell'isola di Zante, in Grecia, con il suo carico di 1200 tonnellate di manganese; nel febbraio 1991 al largo di Molfetta in Puglia affonda la nave cisterna Alessandro I, con il suo carico di 3550 tonnellate di rifiuti tossici derivati dalla lavorazione del petrolio; nel maggio del 1993 la Marco Polo affonda nei canale di Sicilia ma non va affondo e finisce per spiaggiarsi sulle coste della Tunisia;
nel novembre del 1995 la Coraline partita da La Spezia e diretta a Marsiglia con un carico di merce varia, imbarca acqua per una falla in un punto che resta ancora imprecisato tra l'isola di Ustica e Trapani e affonda. Cinque dei suoi containers trasportati dalla corrente finiscono a Salerno e sulle spiagge dell'Isola di Ischia. Il contenuto dei containers é merce varia appunto, ma le pareti del containers presentano tracce di torio cinque volte superiore alla media.
Quante sono le navi perdute in questo modo nel Mediterraneo? Secondo le Procure che se ne sono occupate sarebbero almeno una quarantina, secondo i dossier di Legambiente almeno cinquanta.
Tra queste c'é la Rosso, motonave della compagnia Messina, che nel dicembre del 1990, in seguito ad un'esplosione in una stiva udita dal personale di bordo, spiaggia sulla costa di Amantea in località Formiciche. Per la Procura che indaga non ci sarebbe mai stata nè un' esplosione e nè una falla nella stiva come dimostrerebbero alcune fotografie, un filmato amatoriale fatte dopo lo spiaggiamento. Altre sarebbero invece le aperture che invece sono presenti, fatte dall'uomo e non dal mare, ampie e rettangolari, chiare e ben visibili nelle fotografie.
Inoltre, come risulta dal piano di carico della Rosso, i containers trasportati sarebbero stati 9 containers pieni, più 20 vuoti, più altri 5 di varia natura, ma ad essere recuperati e registrati nei documenti della capitaneria di Porto di Vibo Valentia sono solo 20, 17 recuperati dalla stiva più altri 3 recuperati in mare.
In seguito al naufragio nei giorni successivi viene registrata un' attività frenetica attorno alla Rosso, anche di notte. Una serie di camion nel buio della notte e senza scorta sarebbe stata vista muoversi dal sito di spiaggiamento alla discarica di Grasello e in località Foresta nei pressi di Serra d'Aiello in provincia di Cosenza. Proprio in questo sito vengono successivamente ritrovati rifiuti di varia natura quali diossina, granulato di marmo e PCB (policlorobifenili), non riconducibili ad industrie locali.
Tutto ciò pose seri dubbi su ciò che era accaduto realmente.
Per la Ditta Messina la verità sarebbe un'altra, spiegata in un memoriale pubblicato dalla stessa Ditta nel 2004 in cui si legge che la dinamica del naufragio sarebbe chiara e corrisponderebbe alle dichiarazioni del Comandante: la falla c'era e sarebbe stata provocata da un muletto che si sarebbe staccato dal carico perchè assicurato male e che sarebbe andato a sbattere contro lo scafo; inoltre il piano di carico della Rosso sarebbe esatto mentre sarebbe quello della Capitaneria di Vibo Valentia a essere sbagliato. Quindi non ci sarebbe niente di strano nel naufragio della Rosso secondo la Società Messina, soltanto i sospetti sollevati da noti ambientalisti.
Il 7 gennaio 2009 il Procuratore della Repubblica di Paola Francesco Greco chiede l'archiviazione della vicenda, perchè dopo 15 anni di difficili accertamenti e nonostante ci siano punti salienti che hanno lasciato dubbi e incertezze, così dice la richiesta, non sarebbero emersi elementi che collegano la Rosso e la Società Messina ai reati contestati.
La Rosso così scompare dall'elenco delle navi a perdere e resta soltanto un fantasma.
Ma anche i fantasmi a volte ritornano.
Nel Settembre del 2009 un collaboratore di Giustizia della 'ndrangheta, Francesco Fonti, parla e racconta di aver contribuito ad affondare almeno una trentina di navi nel bacino del Mediterraneo. Un affare enorme che coinvolgerebbe 22 Pesi oltre alle organizzazioni criminali.
In particolare Francesco Fonti parla della Cunsky, una motonave che avrebbe affondato a 11 miglia della costa calabrese al largo di Cetraro.
Le sue dichiarazioni si sono dimostrate attendibili e non riguardano solo la Cunsky. Non parla solo di organizzazioni criminali che smaltiscono rifiuti pericolosi in maniera illegale, ma anche di chi commissiona gli affondamenti delle navi perchè meno costoso e più remunerativo: i mandanti non sarebbero solo le industrie produttrici delle scorie, ma anche i servizi segreti che, sempre secondo le dichiarazioni del collaboratore di Giustizia Francesco Fonti, sarebbero impegnati a far viaggiare sulle stesse rotte anche armi.
La vicenda non si esaurisce nei confini italiani, perchè lo smaltimento dei rifiuti radioattivi viaggia sulle rotte internazionali tra l' Africa e il Mediterraneo e coinvolge numerosi Stati e organizzazioni criminali.
Secondo le ipotesi della Procura di Reggio Calabria e delle altre che si sono affiancate nelle indagini, un ingegnerie italiano, Giorgio Comelio sarebbe coinvolto in questi traffici. Secondo le informative dei Carabinieri e dei Servizi Segreti Italiani e secondo l'allora Ministro degli Affari dei Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi che rispose ad una Interrogazione Parlamentare, l'ingegnere sarebbe un trafficante d'armi legato ai servizi segreti argentini e un mediatore di forniture militari con paesi come l'Iran, la Somalia e la Libia.
L'ingegnere non si occupa solo di armi, ma anche di rifiuti ed attraverso una delle sue ditte, la ODM che ha sede nelle Isole Vergini, rileva un progetto di siluri penetratori, il così detto dumping, che consiste nello stivare scorie nucleari all'interno di speciali contenitori per poi farli inabissare in fondali argillosi.
L'ingegner Comelio propone i suoi siluri anche su internet, li fa acquistare ad alcuni Paesi interessati e individua i siti in cui piazzali; un affare da più di 600 milioni di dollari all'anno.
L'ingegnere nega di aver fatto affari con altri Paesi e nega di aver concluso alcun contratto; ma considerato che anche proporsi non sarebbe legale, l'ingegner Comelio entra nel mirino del Colonnello Martini, del Corpo Forestale di Brescia e che comanda uno dei servizi di intelligence più attivi nell'ambito della lotta ai crimini ambientali.
Dalla perquisizione della villa dell' ingegner Comelio, a San Bovio di Garlasco (PV), emergono i dossier dei Paesi che avrebbero ceduto i siti per lo stoccaggio dei siluri penetratori; molti sono Paesi africani come il Congo, la Sierra Leone e al Somalia. Viene trovata anche un'agenda del 1987 di proprietà dell'ingegnerie che alla pagina del 21 Settembre, giorno dell'affondamento della Riegel, recita: "lost the ship".
Non solo. Tra i documenti sequestrati nella villa dell' ingegner Comelio c'é anche una cartellina con scritto Somalia: nella cartellina viene trovato un certificato di morte, quello di Ilaria Alpi.
Ilaria Alpi è una giornalista inviata del TG3 nella Somalia sconvolta della guerra civile, uccisa in un agguato a Mogadiscio il 20 marzo del 1994 insieme all'operatore Miriam Hrovatin.
Ma perchè sono stati uccisi? Nel 2006 secondo la relazione di maggioranza della Commissione Parlamentare presieduta dall'On. Carlo Taormina, sarebbero stati uccisi casualmente in ha un tentativo di sequestro finito male; per le relazioni di minoranza, invece, per alcune Procure e per gran parte dell'opinione pubblica e della stampa, sarebbero stati uccisi perchè avevano scoperto troppo su un traffico di armi e di rifiuti con la Somalia, in particolare nella zona di Bosaso.
In ogni caso il certificato di morte, che stranamente era stato ritrovato nella villa dell' ingegner Comelio, sparisce misteriosamente dagli archivi della Procura di Reggio Calabria insieme ad altri 16 fascicoli, tra cui proprio quelli della Somalia.
Ad accorgersene nel 2005 é lo stesso il sostituto Procuratore Francesco Neri che verrà addirittura indagato su richiesta dell'On. Carlo Taormina dalla Procura di Roma per non aver trovato quel certificato negli archivi della Procura di Reggio: Neri si sarebbe inventato tutto oppure quei documenti che collegherebbero l' ingegner Comerio all'omicidio Alpi esistevano e sono scomparsi?
Il collaboratore di Giustizia Francesco Fonti nelle sue dichiarazioni parla anche della vicenda di Ilaria Alpi e si dice sicuro dei motivi di quella fine: "ho portato di persona rifiuti radioattivi nel Corno d'Africa. Quando arrivavamo al porto di Bosaso i militari italiani si voltavano dall'altra parte. Sono convinto che Ilaria Alpi è stata uccisa perchè ha visto proprio lì cose che non doveva vedere".
Dal Settembre 2009 le indagini sugli affondamenti di navi con rifiuti tossici sono coordinate dalla Direzione Nazionale Antimafia di Catanzaro guidata dal procuratore Piero Grasso.
Ad occuparsi di navi dei veleni è anche la Commissione bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite connesse. Ad oggi la Commissione bicamerale d'inchiesta ha licenziato due decreti di sequestro riguardanti il recupero di un fusto nei pressi del relitto della nave affondata a Cetraro (CS), che pare non sia quella Cunsky di cui parlava il collaboratore Fonti, e di un campione dei sedimenti marini nelle vicinanze del relitto.
Infatti dai primi rilievi fatti dalla nave geostazionaria Mare Oceano, il relitto al largo di Cetrato sarebbe una nave passeggeri, la Catania, silurata dai tedeschi nel 1917, nel corso della prima guerra mondiale.
Che si tratti solo di una coincidenza, che nel punto indicato dal collaboratore Fonti ci sia una nave ma che quella nave non sia la Cunsky?
Trame oscure, collusioni, criminalità, ecomafie e coincidenze: forse un giorno sapremo la verità sulle navi a perdere, sul Comandante Di Grazia e su Ilaria Alpi.
Fino ad allora é bene che il senso del dovere non perda la rotta.
Luna 1969 - 40th Anniversary of Apollo 11
Posted by Valeria Aiello on July, 20th 2009 - in Slideshow, Video
Ricordi ed immagini della più ardita avventura dell'umanità
Come si visse il giorno dello sbarco dell'Apollo 11 sulla Luna mi é stato raccontato da mia mamma, io non c'ero ancora.
In Italia era la notte tra il 20 e 21 Luglio del 1969, la Luna era quasi al primo quarto. Pochi erano andati a dormire quella notte.
A casa erano tutti davanti alla tv, in attesa. Sapevano che quello era un giorno come non ce ne erano mai stati prima, un giorno di cui non ci si sarebbe dimenticati facilmente.
La tensione era già altissima quando, dopo ore di attesa, il modulo lunare Eagle della missione Apollo 11 toccò il suolo lunare, nella regione chiamata Mare della Tranquillitá, portando sulla Luna Neil Armstrong e Bruzz Aldrin, mentre Michael Collins rimase a bordo del modulo di comando Columbia.
Solo sei ore e mezza dopo l'allunaggio, (alle ore 4.57 ora italiana), Armstrong compì la discesa sulla superficie e fece il suo grande passo per l'umanità. Aldrin lo seguì, e i due astronauti trascorsero le storiche due ore e mezza sulla Luna.
Le immagini della missione spaziale Apollo 11 erano trasmesse in diretta dalle tv di tutto il Mondo. Quell'indimenticabile passo spostò in avanti le lancette della scienza e della storia e segnó il trionfo del Programma Apollo, voluto dal Presidente John F. Kennedy per portare l'uomo sulla Luna e consegnare agli Stati Uniti d'America il primato nello spazio.
Biologia o arte?
Posted by Valeria Aiello on June, 04th 2009 - in Video
Le visualizzazioni dei processi biologici realizzate da Berry Drew lasciano ben poco spazio all'immaginazione.
Biomedial animator del Walter and Eliza Hall Institute of Medial Research (WEHI) di Melbourne, Australia, Berry Drew é un membro chiave del team che recentemente ha vinto l'Emmy Award per la categoria Outstanding Science, Technology and Nature Programming per l'episodio 'The Human Race.'
Le sue animazioni, estremamente accurate e realistiche, mai sommarie, sono state applaudite nel mondo ed esibite in prestigiose sedi, tra cui il Museum of Modern Art (MOMA) di New York e il Pompidou Centre di Parigi.
L'illustrazione scientifica, che vanta ha una tradizione storica e tra gli esponenti maggiori Galileo, si avvale delle piú moderne tecniche digitali per far appassionare alla biologia perfino il pubblico meno interessato alla scienza.
Vedere per credere, anzi, per capire.
Il diritto alla conservazione delle cellule staminali
Posted by Valeria Aiello on March, 15th 2009 - in Our Health
Le cellule staminali sono cellule primitive non specializzate
dotate della singolare capacità di trasformarsi in qualunque
altro tipo di cellula del corpo; questa loro caratteristica consente ai medici
di riparare specifici tessuti, di riprodurre organi, di curare gravi malattie
sia del donatore sia, in caso di compatibilità, di terzi.
La cellule vengono conservate perché si prevede che in futuro saranno un
elemento di cura contro linfomi, leucemie e tumori, utile nella terapia genica
e tissutale,nel trattamento di patologie ereditarie. Per il momento, vengono
utilizzate fondamentalmente in alternativa al trapianto di
midollo osseo. Il sangue del cordone ombelicale contiene cellule staminali ma in
Italia non soltanto tale sangue non può
essere raccolto e conservato per uso autologo (cioé per se stessi) o per malattie
già in atto di consanguinei, ma è anche necessario che le banche di
raccolta vengano istituite in strutture pubbliche, mentre è vietata
l'istituzione di banche presso strutture private, anche se accreditate.
Peraltro, la donazione e la raccolta nelle strutture pubbliche sono attualmente
possibili soltanto in alcune regioni. Nella maggior parte dei casi, dopo il
parto, il cordone ombelicale viene gettato insieme agli altri rifiuti
ospedalieri. In alcuni ospedali, é però possibile richiedere la
conservazione delle cellule staminali cordonali. Le cellule staminali possono
essere conservate per un massimo di trent'anni, immerse in celle di azoto
liquido o di vapori di azoto a temperatura -170 / -190 ° C.
In Italia, esistono banche cordonali presso alcuni istituti
pubblici ma, secondo un'ordinanza ministeriale del 2007, " é vietata
l'istituzione di banche per la conservazione di sangue dal cordone ombelicale
presso strutture sanitarie private"; gli unici laboratori privati gestiti da
italiani e geograficamente in territorio italiano sono stati per questo motivo
tutti collocati nella Repubblica di San Marino.
Le banche pubbliche sono state istituite per conservare il
sangue cordonale dei neonati per cui esiste un'elevata familiaritá per alcune
gravi patologie - si parla in questo caso di "donazione dedicata" - o per
conservare il sangue cordonale che alcuni genitori decidono di donare affinché,
in caso di compatibilitá, possa essere trapiantato ad un bambino malato -
si parla di "donazione eterologa". Nelle banche private, l'unità di sangue
prelevata dal cordone ombelicale di un bambino viene invece conservata a suo nome
- si parla di "donazione autologa" - e diventa a tutti gli effetti una sua
proprietá ; il sangue rimane cosí ibernato fino al momento in cui dovesse
servire allo stesso bambino (trapianto autologo) o eventualmente a un suo
familiare compatibile.
La legislazione in materia di conservazione del sangue del
cordone ombelicale é diversa da Paese a Paese, anche nell'ambito dell'
Unione Europea: alcune nazioni prevedono solo la donazione eterologa, altre danno
libero accesso a tutte le possibilitá, e altre ancora hanno vincolato la
donazione autologa a particolari criteri.
In Italia l'ordinanza "Disposizioni in materia di conservazione
di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale", autorizza la
conservazione in strutture pubbliche di sangue da cordone ombelicale donato per
uso allogenico a fini solidaristici (cioé in favore di persone diverse da
quelle da cui le cellule sono prelevate). Inoltre autorizza l'esportazione di
campioni di sangue cordonale per uso autologo, cioé privato, in biobanche
private estere. Ma qual é l'iter da seguire per poter conservare le
cellule staminali del proprio bambino in una banca privata estera? L'autorizzazione
va rilasciata dal Ministero della Salute, previo consulto con il Centro Nazionale Trapianti
e accordo con la Direziona sanitaria della struttura dove avverrá il parto.
La donazione autologa, ovvero la conservazione in strutture private estere,
é sempre a carico dei genitori e il costo varia a seconda delle strutture
in relazione alle diverse offerte (in termini di gestione del servizio e di
durata della conservazione), ma in linea di massima si aggira complessivamente
intorno ai 2000-2500 euro per 20-30 anni. La sottoscrizione di un contratto pluriennale
di affido presso una di queste strutture, che sia San Marinese o piú in generale estera,
avviene generalmente via internet; le stesse inviano poi per posta un kit per il prelievo
e per il trasporto del sangue del cordone ombelicale, cosí come tutte le indicazioni
necessarie ai genitori, dalla documentazione relativa alle analisi, alla richiesta da presentare
all'ospedale in cui hanno scelto di partorire.
In poche parole, dunque, se una madre vuole conservare
queste preziose cellule deve trovare la banca di conservazione piú vicina al luogo dove partorirá
(come se si potesse sempre saperlo con anticipo!), pagare una somma che si aggira intorno ai 2000,00 euro,
farsi inviare un kit da utilizzare per la successiva spedizione, parlare preventivamente con
l'ostetrica che l'assisterá durante il parto e chiederle la "cortesia" di non gettare il sangue del
cordone ombelicale e di inserirlo nella sacca in dotazione del famoso kit. Il tutto, si badi, con la
consapevolezza che tale sforzo potrebbe essere vano; di fatti puó accadere che l'ostetrica, che segue piú parti
contemporaneamnete, non riesca, in buona fede, ad effettuare la conservazione o peggio, la effettui ma non provveda
subito alla spedizione; in tal caso le cellule arrivano "morte" al centro di conservazione e gli sforzi, sia della
madre che dell'ostetrica, risulteranno del tutto vani.
Tecnicamente, la conservazione autologa ha costi maggiori
dell'eterologa poiché la permanenza delle cellule in "ibernazione" dura in media molti piú anni, potenzialmente il
massimo fra la vita del donatore e il periodo di conservazione (vita utile) delle cellule permesso dalla tecnologia
attuale.
Attualmente, é in corso un dibattito "etico" tra conservazione eterologa e autologa in quanto secondo alcuni la
prima impone una donazione "forzata" dalla legge, mentre per altri quella autologa é un fattore di spreco, se si considera
che una minima parte dei donatori si ammalerá e avrá realmente bisogno delle proprie staminali cordonali. Una diffusione
massiva della conservazione autologa, estesa a tutti i neonati, porrebbe in secondo piano il problema della distruzione -
spreco delle staminali non trapiantate nel periodo utile, poiché quasi ogni famiglia avrebbe un donatore compatile in
caso di necessitá .